La gioia, virtù cristiana di Papa Giovanni

La meditazione di don Ezio Bolis che ha aperto, venerdì 20 febbraio 2026, il cammino dei “Venerdì della Gioia” al Santuario di Sotto il Monte

Venerdì sera il Santuario di Sotto il Monte ha ospitato il primo incontro del ciclo “I Venerdì della Gioia”, un cammino nato come frutto del recente tempo giubilare e del desiderio di custodirne uno dei doni più preziosi: la gioia del Vangelo.

A guidare la riflessione è stato don Ezio Bolis, sacerdote della diocesi di Bergamo e direttore della Fondazione Papa Giovanni XXIII, che ci ha accompagnati in una lettura teologica e spirituale della gioia nella vita di san Giovanni XXIII.

Fin dall’inizio è stato messo in luce un punto decisivo: non si tratta di parlare della gioia come semplice sentimento o tratto del carattere, ma come virtù cristiana. La gioia, per Papa Giovanni, non è uno stato d’animo legato alle circostanze, né un temperamento naturalmente sereno. È una grazia che nasce dall’incontro con Dio e chiede di essere accolta e custodita nel tempo. Per questo è profondamente legata al cuore della vita cristiana, alle tre virtù teologali: fede, speranza e carità.

Don Ezio ci ha aiutati a riconoscere come la gioia attraversi in modo sorprendente le migliaia di pagine degli scritti di Roncalli. Non vi è quasi lettera o appunto in cui non ricorra il linguaggio della letizia, dell’allegria, del gaudio, della contentezza. Una presenza discreta ma costante, che assume molte sfumature, come uno spettro di colori.

C’è anzitutto la gioia semplice delle realtà quotidiane: gli affetti familiari, i pranzi condivisi, le feste del paese, il ritrovare persone care. Papa Giovanni sa riconoscere e gustare le piccole gioie della vita, senza inseguire eventi straordinari. In questo atteggiamento si manifesta una fiducia serena nella Provvidenza, che insegna a vivere con gratitudine anche ciò che è semplice.

Ma la gioia si fa più intensa quando è legata al dovere compiuto per amore. Roncalli parla della “gioia del dovere”, della pace della coscienza, della serenità che nasce dall’aver servito la Chiesa con fedeltà. La fatica non viene negata. È presente, talvolta anche pesante. E tuttavia, quando è vissuta come dono di sé, non schiaccia il cuore. La gioia cristiana non elimina il sacrificio, ma lo trasfigura, perché lo radica nell’amore.

La gioia, virtù cristiana di Papa Giovanni 1 - Santuario Papa Giovanni XXIII

In questo si comprende anche una delle frasi più celebri di Papa Giovanni, scelta come guida dell’incontro: “Stare allegri sempre, con tutti, è già un bell’apostolato in questo mondo così triste e disgraziato.” L’allegria non è leggerezza superficiale, ma testimonianza. Una persona abitata dalla gioia suscita una domanda silenziosa: da dove nasce questa serenità? Così la gioia diventa annuncio, crea comunione, apre alla fiducia reciproca.

La riflessione si è poi fatta ancora più profonda, toccando il tema della gioia nella prova. Papa Giovanni non ignora la sofferenza, né la banalizza. E tuttavia, nella luce della fede, arriva a riconoscere che la vera felicità del cristiano consiste nel sentirsi “sempre nelle mani e nel cuore di Dio”. Anche quando la vita è attraversata da malattie, incomprensioni o fatiche, la gioia può abitare il cuore come fiducia nella Provvidenza. È stato richiamato, tra l’altro, un pensiero caro a Roncalli tratto dal Manzoni: il Signore non turba la gioia dei suoi figli se non per prepararne una più certa e più grande. Qui la gioia non coincide con l’assenza di problemi, ma con la certezza che la storia è custodita da Dio.

Nel suo cammino spirituale, Papa Giovanni ha imparato questa letizia anche alla scuola dei santi – san Francesco d’Assisi, san Francesco di Sales, san Filippo Neri – dai quali ha assimilato la mitezza, la dolcezza e quella sana allegria che è già forma di carità. La tristezza ripiegata su di sé, invece, diventa un pericolo spirituale, perché chiude il cuore e indebolisce la fiducia.

In conclusione, la catechesi ci ha ricondotti al fondamento più profondo: la gioia nasce dall’esperienza di essere amati dal Signore. Quando il credente si scopre custodito e perdonato, sostenuto anche nella fragilità, allora la gioia diventa più stabile. Si lega alla fede che riconosce la presenza di Dio, alla speranza che guarda oltre le prove, alla carità che trasforma la vita in dono.

Il cammino dei “Venerdì della Gioia” proseguirà venerdì 20 marzo con don Luigi Verdi, fondatore della Fraternità di Romena, che aiuterà l’assemblea a contemplare “Le umili meraviglie” nascoste nella vita quotidiana.

Nel solco di san Giovanni XXIII, anche noi siamo invitati a custodire quella gioia semplice e profonda che nasce dal Vangelo. Una gioia che non è evasione, ma fedeltà; non è superficialità, ma fiducia; non è rumore, ma luce silenziosa capace di abitare il nostro tempo.

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