Le umili meraviglie

Venerdì 20 marzo il Santuario di Sotto il Monte ha accolto il secondo appuntamento del ciclo “I Venerdì della Gioia”. Dopo il primo incontro dedicato alla gioia nella figura di san Giovanni XXIII, la serata è proseguita con la meditazione di don Luigi Verdi, fondatore della Fraternità di Romena, che ha offerto una riflessione intensa e coinvolgente sul tema “Le umili meraviglie”.
Più che una conferenza nel senso abituale del termine, è stato un percorso fatto di parole, silenzi, immagini, musica e racconti, nel quale la gioia è apparsa non come una facile consolazione, ma come una scelta interiore, fragile e forte insieme, capace di abitare anche il tempo della fatica e della crisi.
Don Luigi ha guardato con grande lucidità al nostro tempo, segnato da solitudine, paura, violenza, stanchezza e disumanità. Non ha nascosto la durezza di questo passaggio storico, né le ferite profonde che attraversano le persone e le famiglie. E tuttavia, proprio dentro questo scenario, ha invitato a non cedere alla logica della morte, del risentimento e della rassegnazione. La domanda decisiva, ha suggerito, è se vogliamo andare verso la vita o verso la morte: se vogliamo lasciarci chiudere dal male oppure continuare a generare bene.
In questo orizzonte, la gioia si è rivelata come una forma di resistenza evangelica. Non una felicità superficiale, che dipende dal fatto che tutto vada bene, ma una forza più profonda, che permette di non smettere di amare, di credere, di ricominciare. Don Luigi ha insistito con forza su questo passaggio: non si tratta di negare il male, ma di non lasciargli l’ultima parola. Il male, infatti, non si vince con altra violenza, ma facendo nascere un’alternativa, piantando - come ha detto con una immagine cara a don Primo Mazzolari - la tenda dell’amore accanto alla tenda dell’odio.
La meditazione ha toccato anche il tema delicato del perdono, presentato non come un gesto facile o sentimentale, ma come un lungo cammino interiore. Non si tratta di mettere una pietra sopra al male ricevuto, ma di attraversarlo, comprenderlo, sottrarsi al suo veleno e lasciare che, persino da una ferita, possa maturare una vita nuova. In questa prospettiva, il perdono non cancella il dolore, ma gli impedisce di diventare contagioso.

Più volte, nel corso della serata, è tornato il tema dello sguardo. Se cambia lo sguardo, ha ricordato don Luigi, cambia anche il modo di abitare la vita. Le cose non cessano di essere difficili, ma possono essere viste in modo diverso. È qui che si collocano le “umili meraviglie”: la bellezza di ciò che è semplice, la forza della tenerezza, la verità delle lacrime, la luce di un gesto piccolo, la possibilità sempre aperta di ricominciare. Non ciò che abbaglia, ma ciò che umilmente custodisce la vita.
Molto significativa, in questo cammino, è stata anche la vicinanza riconosciuta a Papa Giovanni XXIII. Don Luigi ne ha richiamato alcuni tratti che continuano a parlare al nostro tempo: l’amore per ciò che è semplice e naturale, la capacità di lasciarsi toccare dalla bellezza, la tenerezza concreta verso i piccoli, l’ironia, la gioia come atteggiamento del cuore. In questa luce, il celebre invito a tornare a casa e dare una carezza ai bambini è apparso non come una frase soltanto affettuosa, ma come una vera consegna spirituale: custodire l’umano, addolcire la durezza del mondo, restare fedeli a ciò che conta davvero.
Nel corso della meditazione è emersa con forza anche una parola semplice e decisiva: ricomincio. Don Luigi l’ha indicata come una delle parole più belle della vita, soprattutto nei momenti in cui tutto sembra fermarsi. Come la primavera, che ritorna sempre anche dopo l’inverno, così anche la vita custodisce una promessa di rinascita che non si lascia soffocare del tutto.
La serata si è così consegnata ai presenti come un invito a non perdere l’essenziale: la bellezza, la tenerezza, la gioia, la gratitudine, la nostalgia del bene, la capacità di commuoversi, la fedeltà a ciò che rende la vita veramente umana. In un tempo che rischia di indurire i cuori, siamo stati richiamati a custodire il poco che sembra niente e che invece può diventare tutto.
Il cammino dei “Venerdì della Gioia” proseguirà venerdì 10 aprile con Paola Bignardi, che guiderà la riflessione sul tema “La gioia dell’amicizia”.
Nel solco del Vangelo e della testimonianza di san Giovanni XXIII, anche questa seconda tappa ci ha ricordato che la gioia non nasce dall’assenza del dolore, ma dalla fedeltà alla vita. E che, anche in tempi difficili, esistono ancora umili meraviglie capaci di aprire il cuore alla speranza.







