Pasqua 2024, gli auguri del nostro rettore don Claudio

«Tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti.»

L’ascolto dei racconti della Passione di Gesù genera sempre in me sentimenti di compassione e di pietà; sin da giovane sentivo un desiderio di far compagnia a Gesù nei momenti tremendi del giudizio, della condanna e della morte in croce, quasi a voler riempire il vuoto lasciato dai discepoli. So che è solo un sentimento, e che se fossi stato anch’io sul posto avrei probabilmente seguito i discepoli nella fuga. Sento però che, quando leggo queste pagine, non sono accompagnato dall’angoscia o, comunque, non mi turbano; al contrario percepisco un affetto, sento su di me e per la Chiesa un amore che mi commuove. La consegna di Gesù nelle mani del Padre nel Getsemani ha una potenza convincente anche su di me e sento una corrente di passione, di fiducia che mi aiuta nei momenti della prova: leggere le pagine della Passione nei momenti di difficoltà mi aiuta a sentire l’amore infinito che mi ha chiamato al Sacerdozio e che mi accompagna nelle mie fatiche e nella tentazione, come per i discepoli, di fuggire.

Mi colpisce, mi commuove, mi emoziona Gesù che da solo affronta l’arresto, il processo, il giudizio, lo scherno, la tortura e la morte; senza un velo di rabbia, senza rancore, senza risentimenti, biasimi, condanne o riprovazioni. Com’è possibile non sentirsi amati da Uno così, come non sentirsi amati da un Dio così? E tutto quel ben di Dio di amore è per me, tutto quel sacrificio è per me, per me peccatore, per tutta la Chiesa, per la Chiesa fatta di peccatori.

Sia Matteo che Marco raccontano che, dopo l’arresto di Gesù, “Tutti lo abbandonarono e fuggirono”. Neanche uno rimane con Gesù, Gesù è solo, abbandonato e solo. Credo che qualcuno fra di voi si sarà trovato qualche volta in questa situazione: da solo nella prova, piangendo in mezzo all’indifferenza, o proprio per l’indifferenza, che aggiunge dolore a dolore. Gesù lo sapeva che sarebbe andata a finire così, che sarebbe stato lasciato solo, perché – lo dice lui stesso – “Tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti” (Mt 26, 56). Ma è una solitudine feconda, come fertile di vita nuova è la sua morte appunto. È una solitudine che poi si riempie, un vuoto che si colma, una sete che si appaga. Perché sarà Lui, l’Uomo tradito, abbandonato e solo, che andrà in cerca delle solitudini, dei traditi dal peccato, dai mendicanti di perdono e di riabilitazione. Sarà Lui, l’Abbandonato, il Tradito, il Solo a “cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19, 10). Sì proprio come con Zaccheo, lo stesso accade per Pietro, per Giuda, per Tommaso, per i due discepoli di Emmaus, per gli apostoli ritornati a pescare sulle rive del lago di Galilea; avviene da duemila anni per ogni uomo perduto, solo, abbandonato, devastato dal male e dal peccato, mendicante di amore di ogni angolo della terra. E avviene ancora anche per me, oggi, nonostante i miei rinnovati tradimenti e i miei abbandoni periodici, nonostante le promesse infrante e i rinnovati perdoni. Sì, è proprio sconvolgente che Dio non smetta mai di amarci, e forse proprio questo ci sembra incredibile, perché ciò che è impossibile per gli uomini, è possibile soltanto a Dio, perché Lui stesso bisognoso di compagnia, bisognoso delle nostre lacrime e delle nostre grida di gioia di uomini risorti.

Come a mezzogiorno presso un pozzo della Samaria, lui, desideroso di bere, poté dissetarsi con la gioia di una vita ritrovata in quella donna ormai rassegnata a raccattare attenzione e a mendicare surrogati di amore. Sì, il Signore viene a cercarci, a cercare noi che lo abbiamo tradito, abbandonato; egli viene a tirarci fuori dalle nostre tane nelle quali ci siamo cacciati allo stesso modo come Adamo ed Eva.

Vi invito a partecipare alle celebrazioni della Settimana Santa e a meditare i testi della Passione, della morte e della Risurrezione di Gesù, e vi auguro di sperimentare la gioia dell’amore infinito di Dio che viene a cercarci per abbracciarci e saziare la nostra fame e sete di Verità, di pace, di gioia.

Buona Pasqua,
don Claudio

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